Dopo 12 anni Linus molla il suo blog, certamente molto più popolare di quello che state leggendo e comunque evidentemente non proprio facile da gestire visto che ha affermato di non farcela più.
Qui siamo all’undicesimo anno insieme e se ripenso ai tempi in cui è iniziato (numero di figli, numero di mogli, proprietà di radio, cambio di radio, solo per dirne alcune) devo dire che mi si è rivoluzionato il mondo e che anch’io ho dato una bella mano a cambiarlo.
Gestire un blog è molto faticoso mentalmente, pur avendo il grande privilegio di non sottostare ad alcuna pressione economica, perché l’unico fine è quello di trasmettere il proprio pensiero e le proprie emozioni.
Ed è proprio qui che nascono i problemi e soprattutto i dubbi.
Come avrete certamente capito, per esempio, negli ultimi due anni ho attraversato tempeste fortissime e mi sono chiesto più volte come e quanto sarebbe stato giusto scriverne su una piattaforma accessibile a tutti, coinvolgendo la vita di altre persone peraltro già stravolta abbastanza senza bisogno di aggiungere niente.
Ho cercato di usare una certa misura, ma non sempre ci sono riuscito.
Ma non c’è solo questo.
A volte su certi argomenti che magari susciterebbero grande interesse non si hanno idee precise e, soprattutto, non è che tutti i giorni si possano scrivere cose intelligenti e infatti ho una sconfinata ammirazione per Serra e Gramellini che quotidianamente inanellano perle preziose sui loro giornali.
Col passare del tempo ho deciso che non è necessario scrivere sempre e comunque, che è meglio rallentare se non si ha nulla di significativo da proporre all’attenzione.
Diminuiscono i commenti, ma migliora la qualità della vita.

Si può essere contro Montolivo per come ha preso per i fondelli tutta Firenze con il fondamentale aiuto della sua corte dei miracoli fiorentina che ancora ogni tanto sento pontificare qua e là, ma bisogna togliersi il cappello per la lezione di stile impartita a tutti i frustrati della tastiera.
Quelli che protetti dall’anonimato sfogano la rabbia per la propria vita insulsa lanciando invettive e offendendo tutto e tutti.
In questo blog ne ho “ospitati” diversi di idioti così e quindi so di cosa parlo.
Per questo dico bravo a Montolivo che al rientro dall’operazione al crociato che lo terrà lontano sei mesi dal calcio ha mandato una carezza a chi via web gli augurava di non giocare più o, tanto per essere delicati, di morire invitando i frustrati ad essere più gentili.
Ineccepibile.

In questo momento Bernardeschi è un’ottima ipotesi di esterno offensivo di centrocampo, con ampie possibilità di miglioramento fino a farlo diventare uno dei più forti in circolazione.
Non ha il passo e i tempi del trequartista, almeno ai livelli più alti, può darsi che ci arrivi nei prossimi anni, ma adesso no.
E credo che dopo ieri sera se ne sia reso contro anche Ventura, che ha involontariamente creato qualche problema alla Fiorentina perché Federico è convinto che giocare a destra non sia la sua collocazione naturale.
Per adesso va così, senza polemiche con nessuno.

A questa squadra mancano i giocatori da sette, che a volte arrivano all’otto: certamente Borja Valero, Gonzalo, Kalinic, forse Vecino e Badelj, quando gli gira per il verso giusto pure Ilicic.
Puoi girarla come ti pare, essere un genio della tattica, ma se quelli bravi giocano mediamente da sei vai molto poco lontano.
E questo sta facendo la Fiorentina, perché la lentezza della manovra, la ripetitività degli schemi alla fine si spiega con il fatto che Gonzalo (quando era in campo) limita molto gli inserimenti e lancia peggio degli anni scorsi, Borja è decisivo una partita su quattro e Kalinic non la butta dentro neanche a spingerla.
Sono questi tre (più gli altri tre, ma in misura inferiore) che devono prendere per mano la Fiorentina e farla uscire da questa grigia mediocrità che ci sta togliendo il fiato.

Difficile vedere una discesa ripida come quella di Sousa nei consensi viola.
In un anno solare siamo passati davvero dalle stelle alle stalle: molta è colpa sua, ma visto l’accanimento di buona parte della tifoseria qualche dubbio su questa veemenza verbale e da tastiera mi viene.
Perché Sousa non era certo un fenomeno prima, al di là delle sue roboanti dichiarazioni, non troppo distanti dal buon vecchio Cavasin, che a un mese dall’esonero in B disse che avrebbe guidato la Fiorentina in Champions.
Il portoghese invece la Champions se la vorrebbe giocare in finale da tecnico, dopo averne vinte due da giocatore, e a questo punto, secondo i suoi calcoli, mancherebbero appena quattro stagioni, compresa l’attuale.
Un po’ difficile, mi pare.
Sousa però non è nemmeno così scarso come ormai buona parte del tifo viola sta cominciando a pensare, il problema è che in un momento di difficoltà cerca il difficile quando invece bisognerebbe stare sul semplice, per esempio mettere dentro le due punte e organizzare una manovra che porti alla rapida creazione di azioni da gol.
E’ un delitto giocare con il 4-4-2?

Meno male hanno cacciato dal guazzabuglio di idiozie assortite che è “Il grande fratello VIP” il maestro di pensiero, e a tempo perso pugile, Clemente Russo, quello che aveva teorizzato l’omicidio in caso di tradimento femminile.
Quello maschile invece no, con quello si è sempre dei ganzi, vedi alla voce Stefano Bettarini a cui penso Simona Ventura toglierà la sete col prosciutto.
E’ molto dura la strada per arrivare alla parità tra uomo e donna, ma c’è anche un’altra corsia all’incontrario, che riguarda i presunti diritti acquisiti da ex mogli nulla facenti che pretendono di essere mantenute dal marito vita natural durante, qualsiasi cosa loro o il coniuge abbia combinato durante il matrimonio, nonostante abbiano nella stragrande maggioranza dei casi testa, braccia e gambe per lavorare.
Ci sono ex mariti ridotti alla fame, uomini di una certa età che elemosinano assistenza da anziani genitori o alla Caritas perché costretti a passare soldi alle loro ex compagne per tutta la vita o almeno fino a quando le signore non si dovessero riaccompagnare (e chi lo farà mai? troppo conveniente vivere a carico di altri…).
In una società veramente civile bisognerebbe garantire tutta la sicurezza possibile ai figli e al tempo stesso imporre una scadenza per il famoso assegno di mantenimento all’ex coniuge che personalmente, se fossi una donna libera, capace di intendere e di volere, e quindi anche di lavorare, troverei non dignitoso percepire.

Non si possono perdere partite così, con la sensazione che gli altri abbiano fatto qualcosa in più sul piano della grinta.
Ci crediamo forse più belli di quello che siamo e converrà prendere esempio da Sanchez per capire come deve essere affrontata la stagione.
Perché qui di fuoriclasse non ce ne sono e Kalinic è diventato un attaccante molto normale, che sbaglia gol incredibili come è accaduto nelle ultime partite.
Giocare con due punte è vietato, mentre bisogna sperare che Ilicic (inizio di stagione pessimo) si sia svegliato con la luna buona.
Fa molto male perdere così, e perdere pure meritatamente, perché dal vivo l’impressione è che il Toro ci abbia davvero messo più cattiveria.
Quella cattiveria agonistica che Sousa deve trovare molto, ma molto presto.

Dopo una ventina di minuti un po’ così ci siamo divertiti tutti, i giocatori per primi e gli attaccanti in particolare.
Mi pare un po’ presto, vista la consistenza degli avversari, per affermare con certezza che le due punte ci debbano sempre essere, però è vero che Kalinic con Babacar è sembrato un altro giocatore.
Bellissimi i quattordici minuti di Zarate, specialmente con la commozione dell’argentino condivisa da tutto lo stadio, perché Firenze sa quando è il momento di graffiare e anche quello di raccogliersi intorno a chi sta soffrendo.
E poi, alla fine, è stato molto divertente sentire il risultato delle altre squadre, soprattutto quello dell’Inter…

Giornata di studio e concentrazione.
Se è difficile per me immedesimarmi nella partita nelle 19, figuriamoci per i giocatori.
Per questo motivo sarà una prova di maturità, specialmente per Sousa a cui spetta il compito di allenare non solo le gambe, ma soprattutto le teste dei giocatori.
Bisogna vincere perché passare per primi nel girone è fondamentale, oltre che rappresentare un traguardo minimo, vista la consistenza delle altre squadre.
Mi aspetto Zarate in campo, se non ci fosse sarebbe più o meno una bocciatura.

Ci pensavo nel leggere i tanti attestati che hanno accompagnato Francesco Totti nel compimento dei quaranta anni.
Pensavo a Giancarlo Antognoni e al suo addio a Firenze a “soli” 33 anni.
Ho scritto e detto che a me piace moltissimo chi capisce quando sia il caso di lasciare (Guccini docet) senza andare a raccogliere gli ultimi spiccioli ed elemosinare ingaggi o comparsate.
Ma Antognoni per noi ragazzi fiorentini oggi cinquantenni era un’altra cosa, una licenza poetica che ci prendevamo senza bisogno di chiedere nulla a nessuno.
Come sarebbe stato l’addio al calcio di Antognoni tre, quattro anni dopo, a Firenze e senza la parentesi svizzera?
E gli ipotetici quarant’anni sul campo?
Devo ammettere che Totti gli è stato superiore, così come Baggio, però a me sarebbe piaciuta una celebrazione un po’ più lunga di quel bellissimo pomeriggio del 25 aprile 1989 quando lo stadio si riempì per salutarlo, anche se giocava ancora nel Losanna.
Molto intenso, ma non completo.

Ragazzi, io capisco la vostra indignazione, ma premesso che non avrei mai scambiato Antognoni con Baggio o con Totti, bisogna anche guardare le carriere, il numero dei gol, i palloni d’oro vinti ecc
Poi siete liberi di prendervela con me come meglio credete, è il bello del blog!

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